Castro di Serra: Mulino – Torre

Castro di Serra: Mulino – Torre
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A cura di Germana Volpe

Il Mulino – Torre, è, dopo la chiesa di San Nicola, la struttura meglio conservata tra quelle presenti nel perimetro del Castro.

I suoi resti sorgono nei pressi dell’angolo sud-occidentale dell’area un tempo occupata dall’insediamento, nei pressi del punto più alto della Montagna Spaccata. La sua posizione particolarmente elevata gli permetteva di sfruttare al meglio i venti della zona.

Non è esclusa l’ipotesi (riportata anche da Giamminelli e di Bonito), che tale struttura sia stata realizzata sul sito di una precedente torre di avvistamento, riciclandone anche parte della struttura. La fabbrica è anche riportata in alcune vecchie mappe topografiche.

Proprio per via del discreto stato di conservazione, non risulta difficile provare ad immaginare l’aspetto originario della struttura.

Il mulino si componeva essenzialmente di un grande basamento rettangolare, realizzato con blocchi di piperno uniti con della malta, sormontato da una torre di forma troncoconica, costruita invece con più piccoli elementi di tufo.

Rilevamento resti del mulino (disegno R. Giamminelli).

 

Il mulino riportato in “Topografia dell’Agro Napoletano con le sue Adjacenze” di Rizzi-Zannoni. (1793)

Di questo locale purtroppo ad oggi non resta alcuna traccia. È probabile che esso fosse costruito in legno, oppure per mezzo della tecnica costruttiva detta “half – timbering”, consistente nel realizzare la struttura per mezzo di un’intelaiatura di legno, i cui vuoti erano quindi riempiti con malta e pietre di piccole dimensioni, rivestiti in seguito con della calce.

Ipotesi di ricostruzione del mulino.

Funzione della torre era quello di sostenere la girante eolica in legno. L’energia del vento, raccolta dalle vele della girante, era quindi trasmessa alle macine, situate in un locale posto più a nord, sul medesimo basamento della torre.

Tanto la torre quanto l’ambiente delle macine erano verosimilmente coperti tramite dei semplici tetti in legno e paglia. Il meccanismo delle macine qui utilizzate doveva essere del tipo semplice a due palmenti, formato da due mole (una fissa e l’altra rotante), poste di faccia in orizzontale e provviste di scanalature sulle due superfici a contatto.

Sul lato nord della struttura sono ancora visibili resti di un muro. Questo doveva sostenere una tettoia, probabilmente utilizzata come deposito temporaneo per il materiale da macinare o già macinato.

Tutta la struttura mostra oggi diversi segni di danni provocati dalla vegetazione.

Ipotesi di ricostruzione del mulino visto NNW

(Testo e immagini gentilmente concessi da Mauro Di Vasta e Carmine Esposito, con alcuni disegni e foto di R. Giamminelli )         

     

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